Archive for the ‘Articoli’ Category

L’arte marziale vietnamita entra nel CONI

Wednesday, July 21st, 2010

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Il pensiero positivo nel Lao Long Dao

Sunday, July 19th, 2009

Articolo in pubblicazione su Budo di settembre 2009.

PensieroPositivo

Il pensiero positivo a livello del conscio rappresenta il modo per assicurarsi felicità, salute e longevità, oltre a tutti gli aspetti più stimolanti della creatività.
Dentro la mente di tutti noi esiste una forza atta a controllare le cose. Come? Semplicemente essendo positivi, fiduciosi che ciò che si cerca di controllare potrà essere controllato. Se, al contrario, si affronta un problema con la sensazione di non potercela fare, di non esserne all’altezza, di non poterci tirare fuori niente di buono, allora si sarà sicuramente dinnanzi a una sconfitta. I problemi rimarranno sempre
insoluti se verranno affrontati con la convinzione di non riuscire. Se invece si nutre un forte desiderio di agire, di progredire, di andare avanti, la stessa attività mentale generata da questo intento metterà in moto un modello di attività psichica attraverso cui ogni obiettivo sarà perseguibile. Con questa predisposizione di partenza non si farà altro che tracciare, giorno dopo giorno, il proprio cammino, il proprio successo.
Dicevano gli antichi maestri: “lo spirito governa la mente e questa il corpo”; e ancora: “La volontà è attributo infinito dello spirito”.
Essi vedevano nella volontà umana lo strumento ideale per il superamento dei propri limiti soggettivi.
La filosofia del Lao Long Dao si fonde incondizionatamente su questi concetti di base.
Il pensiero negativo è considerato il maggior antagonista all’esercizio della volontà, e viene pertanto bandito sotto qualunque forma dagli ambienti di pratica. Come? Durante la pratica del Lao Long Dao è proibito l’utilizzo di espressioni tipo:  “non ho voglia di..” (sostituita con “ho molta voglia di..”);  “non ci riesco” (ci riuscirò);  “non sono capace” (imparerò);  “Ci provo…” (ce la farò); “Forse, dubito che..” (sicuramente).
Ogni volta che viene infranta questa regola il praticante è tenuto a fare dei piegamenti sulle braccia per “punizione”.
In  realtà non si tratta di una vera punizione, quanto di un sistema pratico per abituare la mente a seguire un’impostazione incline al pensiero positivo. Essere positivi dipende molto dal carattere di una persona, tuttavia è un atteggiamento mentale che si può imparare.
è possibile allenare la mente a pensare in modo positivo, e il primo passo è proprio  quello di cambiare il proprio modo di parlare.
Le flessioni di “punizione” non sono altro che un modo di porre l’attenzione del praticante sull’errore commesso. Associando l’utilizzo di una espressione negativa a una “punizione”  il praticante sarà più attento a non sbagliare in futuro, e comincerà  a cambiare il proprio linguaggio.
Questa pratica, che inizialmete può sembrare inutile, a lungo andare divernterà abitudine;  il linguaggio diventerà pensiero, e l’atteggiamento negativo si trasformerà in pensiero positivo che darà al praticante fiducia, motivazione e carica.

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Un’amicizia che nasche da lontano

Saturday, June 27th, 2009

Articolo scritto da Michele Panfietti, presidente WTKA, pubblicato su Budo International – Lug 2008

ArtPanfweb

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Lao Long Dao e tecniche di rottura

Thursday, January 1st, 2009

Articolo pubblicato su Budo International – Gennaio 2009

Rotture

Le tecniche di rottura sono uno dei più discussi aspetti delle arti marziali. Molto spesso l’argomento è trattato in modo superficiale da gente poco competente. La disinformazione, unita a esibizioni di presunti artisti marziali che rendono queste tecniche un mero fenomeno da baraccone, porta a giudizi e conclusioni errate.
Innanzi tutto bisogna chiedersi il perché delle tecniche di rottura, qual è l’obiettivo di un artista marziale che spacca a mani nude una pila di tegole o una noce di cocco? Escludiamo subito le motivazioni di chi si avvicina alle tecniche di rottura per dare spettacolo (spesso ricorrendo a trucchetti che risultano ridicoli agli occhi di un vero praticante), cerchiamo invece di capire l’aspetto marziale di una pratica seria e molto affascinante.
La tecnica di rottura è il classico esempio di come un artista marziale debba capire e sviluppare i concetti di corpo, mente e spirito; è un esercizio fisico, mentale ed energetico che ci permette di allenare e migliorare abilità difficilmente perfezionabili con altri metodi.
Dal punto di vista fisico l’allenamento di una rottura prevede il condizionamento graduale della parte del corpo interessata nella tecnica; il lavoro fisico da effettuare varia a seconda della parte utilizzata, così una tibia richiederà un periodo di condizionamento lungo e intenso per essere rinforzata e preparata all’impatto, mentre un palmo o un gomito sono solitamente pronti senza particolari allenamenti. Il lavoro fisico prevede anche lo studio della tecnica imparando traiettorie, coordinazione, spostamento del peso, ecc..
A livello mentale il praticante impara a essere determinato, lucido, concentrato, sicuro di se; impara a gestire le proprie emozioni, eliminare paure, insicurezze e ogni minima esitazione. La tecnica di rottura è un eccellente prova con se stessi.
Per quanto riguarda lo spirito le rotture danno la possibilità di imparare, allenare, migliorare e infine testare i concetti legati all’energia interna ed esterna. Una tecnica portata unicamente a livello fisico e mentale ha dei limiti, questi limiti vengono superati con l’apprendimento di quella che chiamiamo “energia guerriera”, per questo, ad esempio, può capitare di vedere una persona fisicamente piccola rompere più tegole di una persona più grande e muscolosa.

Ci sono diversi tipi di tecniche di rottura e l’obbiettivo varia a seconda della tipologia. Possiamo dividere le tecniche in 5 tipologie: Tecniche di potenza, tecniche di precisione/abilità, tecniche di velocità/esplosività, tecniche con arma, rotture passive.

  • Le rotture di potenza sono probabilmente quelle più conosciute, in questa categoria il praticante deve spaccare oggetti che oppongono una notevole resistenza, come una pila di tegole, noci di cocco, ciottoli di fiume, mattoni ecc.. l’obiettivo in questa tipologia di rotture è spaccare oggetti sempre più resistenti. La difficoltà varia non solo in base all’oggetto della rottura ma anche in base alla tecnica e alla parte del corpo utilizzata per rompere. Nelle tecniche di potenza si ha la possibilità di sfogare tutta la propria energia gestendo anche uno stato emozionale alterato dovuto al flusso di adrenalina.
  • Le rotture di precisione/abilità, a differenza di quelle di potenza, non hanno l’obbiettivo di rompere corpi particolarmente resistenti, in questa tipologia il praticante deve rompere tavole di legno portando tecniche precise e di difficile esecuzione, come ad esempio un calcio volante su un bersaglio posto molto in alto, oppure combinazioni in volo con rotture multiple (3, 4, 5 tavole in un solo salto). Questo tipo di tecnica di rottura viene spesso abbinato al lavoro acrobatico.
  • Le rotture di velocità/esplosività vanno a testare le medesime qualità nel praticante. A questa tipologia appartiene per esempio la tegola sopra alle lampadine, dove bisogna rompere la tegola lasciando intatte le lampadine che la sorreggono ai 4 angoli; se la tecnica non è sufficientemente veloce le lampadine si rompono. Altri esempi sono la rottura del collo di una bottiglia, la perforazione con le dita di un’anguria, la tavola lanciata e rotta in volo, ecc..
  • Le tecniche di rottura si possono eseguire anche con le armi; in questa tipologia il praticante deve aver appreso lo studio di un’arma (alabarda, scimitarra, ecc..) per poter eseguire la tecnica con coordinazione e precisione, anche con una benda sugli occhi.
  • Le rotture passive sono invece tutte quelle tecniche in cui chi esegue l’esercizio non porta una tecnica dinamica ma subisce sul proprio corpo la rottura di uno o più oggetti, senza riportare danni o accusare dolore. In questa tipologia troviamo la rottura di un bastone su diverse parti del corpo, la rottura di una pila di tegole posta sulle tibie ecc.. Le rotture passive sono sempre precedute da tecniche di respirazione il cui obiettivo è sviluppare energia interna.

Nella tradizione vietnamita le tecniche di rottura erano originariamente praticate per imparare a sfondare le armature dei cinesi, fatte di bamboo. Nel Lao Long Dao le tecniche di rottura costituiscono un fondamentale aspetto della pratica marziale.
Speriamo con questo breve articolo di aver fatto un po’ di chiarezza su questo argomento e invitiamo tutti gli interessati a partecipare ai nostri stage e provare in prima persona queste tecniche.

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La Via dell’Antico Drago

Wednesday, October 1st, 2008

Articolo pubblicato su Budo International – Ottobre 2008

ViadelDrago8settori

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